16 / 10 / 2025
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Abbiamo partecipato di recente a Foresight evento live annuale promosso da Lombardini22, illuminata società di architettura ed ingegneria. Un progetto culturale che richiama esperti di discipline diverse — che spaziano dall’architettura, alla scienza, all’arte, all’economia e alle neuroscienze — per esplorare il futuro della città e del nostro ambiente costruito: focus della nostra missione quotidiana.

Nel contesto di questo appuntamento abbiamo sentito grande sintonia con il pensiero espresso da Franco Guidi, economista, CEO e partner di Lombardini22, che si concentra su una visione dell’architettura e della progettazione come leva per il benessere delle persone e la gestione della complessità. La sua filosofia sullo spazio urbano, pur non essendo quella di un paesaggista tradizionale, è profondamente legata al concetto di “paesaggio sociale ed emotivo”.

L’aspetto centrale del pensiero di Guidi dichiara che la vitalità di una città risiede nella sua capacità di far circolare diverse istanze attorno a un “vuoto in cui nessuna prevale sulle altre”. Questo “vuoto” non è un’assenza fisica, ma uno spazio di potenziale e flessibilità. Guidi sottolinea che l’architettura (e per estensione, il paesaggio che la circonda) è l’unica arte che si attraversa e si vive con il nostro corpo. Per questo motivo, al centro della progettazione ci sono le persone e il loro benessere. Il design (inclusa la componente verde) è uno strumento per accogliere la complessità che i committenti richiedono.

Sono coordinate di pensiero che ben descrivono la nostra modalità di relazione con il concept paesaggistico e il modo operandi della sua realizzazione.

Guidi ha sviluppato il tema de “La città scomoda”. Questo concetto va oltre l’estetica e la mera funzionalità, e si poggia su due aspetti principali:

  • L’ accettazione del Disordine Vitale: La “città scomoda” è un organismo che accetta la complessità, cercando di mantenere uno spazio in cui possono fluire e circolare discorsi e dinamiche diverse, talvolta anche caotiche e disturbanti.
  • La dinamicità Sociale: Accettare la “scomodità” significa accogliere il flusso continuo di cambiamenti e interazioni, garantendo che lo spazio rimanga vivo e non si cristallizzi in una forma statica o imposta.

La città scomoda: un organismo che accetta quindi la sua complessità e cerca di mantenere uno spazio in cui possono continuare a fluire e circolare “attori” diversi, talvolta anche caotici e disturbanti. Filosoficamente, la città scomoda non si limita alla funzionalità igienica o estetica, ma ospita il conflitto e il disordine vitale. Solo accettando questa “scomodità” – la complessità delle emozioni, i colori saturi dell’autunno – la città mantiene la sua vera vitalità.

L’accettazione della scomodità è cruciale per alimentare la dinamicità, le interazioni e la fantasia. Come osserva anche la neuropsicologa Gabriella Bottini, altra speaker di Foresight. La scomodità dei luoghi è una condizione necessaria per restare vigili, per pensare e ricordare. Lo spazio diventa un confine vivo in continua trasformazione, dove lessere umano si misura con se stesso e con il mondo.

Questa tensione trova eco persino nella fisica cosmica. Un altro ospite, il fisico Guido Tonelli ricorda infatti che “Lenergia totale delluniverso è zero: ecco perché luniverso può nascere spontaneamente, con una metamorfosi dello stato di vuoto. Luniverso è uno stato di vuoto”. Il cosmo stesso nasce da una tensione e un bilanciamento tra forze.

Questa ricerca del potenziale e della complessità si rispecchia nella nostra visione che, come già detto, si nutre nelle sue radici più profonde dell’indirizzo letterario di Italo Calvino, soprattutto quello de Le città invisibili in questo caso, dove gli  spazi urbani sono raccontati intrisi di memoria, desiderio e possibilità.

Calvino suggerisce che ogni città è definita da ciò che non contiene, dal vuoto che alimenta l’immaginazione: Ma la città non dice il suo passato, lo contiene come le linee d’una mano, scritto negli spigoli delle vie, nelle griglie delle finestre, negli scorrimano delle scale, nelle antenne dei parafulmini, nelle aste delle bandiere, ogni segmento rigato a sua volta di graffi, seghettature, intagli, svirgole.”

La vera città si lascia leggere e interpretare nella sua complessità, mai risolta.

Ed eccoci noi, che traduciamo in materia, che la lavoriamo, che “la mettiamo a terra” questa complessità, letteralmente. Rispondiamo pienamente con la nostra missione, che risiede nel progettare Ecosistemi Emotivi Urbani nel micro-paesaggio domestico e aziendale. Il giardino o terrazzo diventa un luogo flessibile dove si può ricercare la tranquillità, sfuggire al sovraccarico sensoriale o, viceversa, accogliere il piacere e la gioia inattesa (la “città scomoda” personale). Perseguiamo nella pratica l’idea che l’architettura del paesaggio debba favorire il benessere delle persone, adempiendo con i nostri strumenti l’attenzione al ciclo vitale per assicurare che lo spazio verde sia coerente con gli obiettivi emotivi che si vogliono raggiungere: dalla serenità alla stimolazione. Attraverso la scelta di specie che valorizzano il cambiamento stagionale, Idealverde celebra il divenire e la “scomodità” del declino, insegnando all’individuo ad abbracciare l’effimero – proprio come Guidi vede la città come un organismo in continuo mutamento.

Scegliere Idealverde significa progettare uno spazio verde che non sia solo essenzialmente “bello”, ma che incarni, oltre le teorie edilizie,  il potenziale dinamico e vivo richiesto dalla filosofia urbanistica contemporanea, dal nostro personale “sentire”, il trascorrere delle proprie emozioni insieme a quello del tempo.

È possibile – e visibile – e noi lo sappiamo, perché lo realizziamo ogni giorno.

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